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sabato 16 gennaio 2016

Chi inquina l'aria di Genova?


Il Sindaco di Genova, con un'ordinanza di fine anno, limita la circolazione, in determinate zone della città, alle autovetture Euro 0 e Euro 1 e ai motocicli Euro 0.

L'ordinanza è giustificata dalla necessità di ridurre l'inquinamento atmosferico e di tutelare la salute.

Il problema è che, dopo diversi anni  (dal 2006) che a Genova le polveri sottili stavano sotto il limite di legge, nel 2015 si è registrato un netto peggioramento della situazione con riferimento a polveri sottili e ossidi di azoto.

In particolare, alla fine del 2015,  la centralina di corso Europa registrava trentasette superamenti giornalieri del limite di 50 microgrammi per metro cubo (ug/m3), a fronte dei 35 superamenti ammessi per le polveri sottili (PM10).

Più critica la situazione degli ossidi di azoto, il cui limite di 40 microgrammi per metro cubo (media annuale)  è stato superato in sei centraline su otto, in particolare in  c.so Europa, c.so Buenos Aires, c.so Firenze, Multedo Ronchi, via Buozzi e via Pastorino, dove è stata registrata la media annuale più elevata, 58,8 ug/m3.

L'ozono ha invece sforato all' Acquasola, Corso Firenze e Quarto.

Nessun sforamento per l'ossido di carbonio, l'anidride solforosa e il benzene.

Dubito fortemente che questa ordinanza possa ottenere l'effetto sperato. E qualche dubbio deve averla anche la Direzione Ambiente della citta Metropolitana di Genova che si ripromette di valutare l'efficacia delle misure predisposte dal Comune.

Qui di seguito i motivi di questo dubbio.

Studi effettuati a Genova dal 1994 al 2003 dal Servizio di Chimica Ambientale dell'Istituto Tumori di Genova, in collaborazione con la Provincia di Genova, lungo due strade a canyon caratterizzate da un elevato traffico veicolare, hanno dimostrato che l'introduzione, nel 1992, di marmitte catalittiche per le auto a benzina e modifiche al motore per le macchine diesel hanno notevolmente ridotto l'inquinamento da ossido di carbonio e idrocarburi policiclici aromatici ( benzo(a)pirene) tanto che, a partire dal 2001 in tutta la città di Genova, i rispettivi limiti di legge sono stati sempre rispettati.

Un aggiornamento di questo studio, che dal 2002 ha proseguito l'analisi dei risultati delle centraline di via Cornigliano e via Fillak fino al 2009, ha confermato, lungo queste due strade, un inquinamento da benzo(a)pirene costante, al disotto dei limiti (media annuale: 1 ng/m3), con via Cornigliano a 0,39 ng/m3 e via Fillak a 0,54 ng/m3.

Analoghe riduzioni si sono registrate in tutti i siti cittadini per benzene e polveri sottili.

Pertanto, la decisione di attribuire gli attuali superamenti delle concentrazioni di ossidi di azoto e polveri sottili alle vetture EURO 1, la cui vendita è cessata alla fine del 1995, e alle poche Euro 0 rimaste (meno del 10%), tutte immatricolate prima del 1992, ancora in circolazione, necessita di qualche prova.

Anche per i motocicli Euro 0, non più in vendita dal 2000, mancano prove provate per individuare questo mezzo di trasporto, molto amato nel capoluogo ligure, quale attuale causa degli sforamenti di polveri sottili (PM10) e di ossidi di azoto.

In particolare è un buon "alibi", per auto a benzina e moto Euro 0 ancora circolanti a Genova, il fatto che nessuna delle centraline attive a Genova, comprese quelle espressamente collocate per monitorare il traffico, nel corso del 2015, abbia fatto registrare superamenti di ossido di carbonio e di benzene, composti che, prima dell'arrivo dei veicoli Euro1, erano delle vere e proprie impronte digitali chimiche di questo tipo di veicoli.

Mentre a Genova, a partire dal 1997, l'inquinamento da traffico è nettamente e progressivamente diminuito, man mano che le Euro 0 erano rottamate, quello che a Genova non è sostanzialmente cambiato, nell'ultimo decennio, è il contributo all'inquinamento dell'aria dell'attività portuale.

Dall'inventario delle emissioni elaborato da ARPAL si evince ch, nel 2011, il parco veicolare leggero ha emesso in atmosfera 633 tonnellate di ossidi di azoto e  le moto 40,7 tonnellate.

Contemporaneamente, le navi in porto, con i loro generatori diesel sempre accesi, nel 2011, ultimo anno in cui i dati sono disponibili, hanno emesso in atmosfera 7.156 tonnellate di ossidi di azoto, una quantità dieci volte superiore a quella di tutti gli autoveicoli genovesi e più di 170 volte di tutte le moto che in quell'anno circolavano in città

La Figura 1 riporta, in maggiore dettaglio le stime delle emissioni annuali (2011) di inquinanti, da parte delle attività che si svolgono nel porto di Genova.

Come si può vedere, gli ossidi di azoto rappresentano la principale classe di inquinanti originati dalle attività portuali e i generatori diesel delle navi ormeggiate in porto, tenuti continuamente accesi per alimentare tutti i servizi  di bordo, sono la principale fonte di questi inquinanti.

Sempre nel porto, nel 2011, le caldaie con potenza maggiore di 20 megawatt termici (la centrale Enel?), fonti non riportate nella Fig 1, hanno emesso 77 tonnellate di ossidi di azoto, circa il doppio del parco motocicli genovese.

Fig. 1 Inventario delle emissioni annuali ( tonnellate emesse nel corso del 2011) di inquinanti prodotti dalle attività del porto di Genova

E se fosse l'attività portuale, comprese le riparazioni navali, la causa del rischio di superamento dei limiti di legge per la qualità dell'aria registrati negli ultimi anni a Genova?

La centralina collocata lungo via Buozzi, proprio di fronte al porto,  dal 2006 al 2015, fa registrare regolarmente superamenti annuali dei limiti per gli ossidi di azoto. E sempre in via Buozzi si registrano le concentrazioni più elevate di anidride solforosa, tipico inquinante della combustione dell'olio pesante utilizzato dalle navi.

Questa situazione non potrebbe dipendere dal fatto che, in questa zona,  all'inquinamento da traffico veicolare si sommi quello della attività portuale?

 In ogni caso, vista la situazione insostenibile per la tutela della salute dei genovesi, oltre a severi controlli sul rispetto delle norme che obbligano le navi in porto ad usare combustibili meno inquinanti, sarebbe opportuno che il nostro Sindaco batta i pugni sul tavolo affinche l'Ente portuale realizzi il piano di elettrificazione delle banchine che, sulla carta, potrebbe ridurre significativamente le attuali emissioni, piano pronto da tempo ma che nessuno ha voglia di attuare, a cominciare dagli armatori che dovrebbero adattare le loro navi per attaccarle alle "prese" di corrente.

Infine,  c'è un'altro elemento che sembra essere sfuggito alle valutazioni dei tecnici ed amministratori di Tursi: dal 2013 al 2015, l'AMT, a causa dei tagli ai servizi e della loro bassa qualità, ha perso complessivamente circa 9 milioni di passeggeri, su un totale di 135,8 milioni di passeggeri del 2014.

Questo vuol dire che da tre anni ad oggi, ogni giorno, mediamente circa 25.000 genovesi hanno abbandonato il servizio di trasporto pubblico e ovviamente, per spostarsi, sono passati all'auto e molto più probabilmente alle più comode moto, magari rispolverando qualche vecchia vespa che, faranno un pò di fumo ma si spostano rapidamente con quattro soldi e senza gravi problemi di parcheggio.

E la crisi del trasporto urbano genovese provoca, inevitabilmente un peggioramento della qualità dell'aria, in quanto la fuga dai bus lascia inalterato l'inquinamento di questi ultimi  (niente affatto trascurabile, complessivamente il trasporto pesante genovese produce 876 tonnellate/anno di ossidi di azoto), a cui si aggiunge quello delle migliaia di veicoli usati da chi è stato costretto ad  abbandonare il servizio AMT.

E se il sindaco non può deliberare sulle scelte portuali (ma può denunciare documentate responsabilità del porto, a fronte di seri studi finalizzati ad identificare la fonte degli inquinanti che impattano sulle centraline che sforano, studi che lo stesso Sindaco può chiedere di fare), sul fronte della mobilità pubblica e dell'inquinamento che esso produce, la responsabilità è tutta del nostro primo cittadino a cui è demandato, quantomeno, l'obbligo di recuperare i transfughi del trasporto pubblico.

E per provare a raggiungere questo obiettivo, un piccolo suggerimento agli assessori comunali competenti:
per incentivare il ritorno al bus e l'abbandono degli ultimi veicoli Euro 0 (auto e moto), offrire la possibilità di fare un abbonamento annuale sui mezzi AMT a prezzo fortemente scontato a tutti i possessori di Euro 0 e uno sconto ancor più sostanzioso a chi dimostra di aver rottamato, finalmente, il suo vecchio veicolo.

Sullo stesso argomento:

- L'inquinamento del porto di Genova: il progetto APICE