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martedì 1 febbraio 2011

Desert Tech: il Deserto Continuerà a Vivere?

Sembra proprio che il progetto Desert Tech parta.

Per chi non ne sa ancora nulla, il progetto prevede di coprire di impianti solari e fotovoltaici grandi superfici delle zone desertiche del pianeta, a cominciare dal nord Africa,e produrre elettricità da convogliare, con lunghi elettrodotti sottomarini, fino in Europa. Ovviamente, un pò dell'elettricità prodotta resta nei paesi di origine, ma la gran parte andrebbe nei nostri opulenti Paesi. Siamo di fronte a una svolta "AMBIENTALISTA"  dell'Europa, o stiamo avviando lo sfruttamento colonialista del 3° millennio, del continente africano?

Sapete quale è il problema? Che, ovviamente, questa impresa richiede enormi capitali che solo pochi hanno a disposizione e, in questo modo, l'energia solare che irraggia tutti "a gratis", diventerà monopolio di pochi che si approprieranno anche di questa fonte energetica e la faranno pagare (cara), vendendola dopop opportune trasformazioni.

Il problema è che l'efficenza di un pannello fotovoltaico di pochi metri quadrati è lo stesso di quello di centinaia di ettari e se un edificio è ben esposto, come anche le norme igiene consigliano, gran parte delle sue superfici, comprese quelle verticali, possono ospitare pannelli solari per la produzione di calore ( e frigorie) e per la produzione di elettricità.

Dal punto di vista tecnico, nel progetto Desert Tech, occorre valutare anche le importanti perdite di energia che avvengono nelle fasi di passaggio dalla corrente continua prodotta dai pannelli a quella alternata che si inserisce nella rete e le perdite di rete della corrente, nella fase di trasporto lungo gli elettrodotti (che negli attuali elettrodotti  è di circa il 10%).

Queste perdite, che in parte neutralizzeranno la maggiore insolazione delle aree desertiche, sono molte inferiori in un utilizzo decentrato dell'energia fotovoltaica, quello che, come abbiamo già visto,  potrebbe trasformare ogni tetto, ogni capannone, ogni pensilina, in un impianto generatore di energia elettrica e calore per gli auto-consumi civili ed industriali delle strutture che ospitano l'impianto, integrato nel tetto che protegge chi abita e lavora sotto questo stesso tetto

E questo potrebbe avvenire con costi di investimento compatibili con quelli necessari per acquistare una macchina o la casa e, anche in gran parte dell'Italia, potrebbe coprire i consumi elettrici di una famiglia che pratica l'efficenza energetica nei suoi acquisti e nelle pratiche quotidiane. Insomma un impianto fotovoltaico, con i suoi accessori per lo stoccaggio dell'energia ( ad esempio, con pile a combustibile alimentate da idrogeno prodotto con la dissociazione elettrolitica dell'acqua, realizzata con la corrente continua fornita dal pannello fotovoltaico) potrebbero diventare l'elettrodomestico del 3 millennio

In questo modo, grazie all'energia solare che ci arriva sul tetto e sulle pareti di casa,  tutti potremmo diventare produttori di energia elettrica per i consumi propri e anche per quelli del resto del paese e di calore per gli usi domestici.

Per l'Italia, in particolare per il Sud, questa è una grande opportunità che occorre regolare con saggezza ed intelligenza, a partire dalla necessità di  diffondere in tutto il Paese la cultura dell'efficenza energetica e della lotta agli sprechi, un presupposto obbligatorio, se si vuole evitare che anche le energie rinnovabili diventino l'ennesimo sfregio all'ambiente.

E infine, chi pensa che i deserti  siano privi di vita e si possano trasformare, senza problemi, in immense distese di specchi, per continuare sprechi e consumi dei paesi cosidetti sviluppati, si sbaglia e di grosso.

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