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venerdì 21 settembre 2007

Veronesi e il Nucleare

Per lo scienziato Umberto Veronesi l'energia nucleare non inquina, non è pericolosa per la salute e costa poco.
Con queste assunzioni, nel suo editoriale, pubblicato oggi su La Repubblica per l'apertura dei lavori di "The energy challange" ( Venezia 19-22 settembre), Veronesi afferma che in tema di scelte energetiche, politica e mercato non possono più ignorare la voce degli scienziati.
Allo scienziato Veronesi è arrivata la notizia che le stime sulle riserve mondiali di Uranio vanno da 59 anni (agli attuali consumi) a 19 anni, se tutto il mondo consumasse al ritmo pari a metà degli attuali consumi USA?
E' a conoscenza del fatto che occorrono dieci anni per realizzare una centrale?
Ha una idea su quali bilanci siano a carico i costi di smantellamento e di stoccaggio dei rifiuti? E' al corrente dell'ammontare di questi costi?
Ha mai effettuato una ricerca bibliografica sull'incidenza di tumori nelle popolazioni che abitano intorno alle centrali nucleari statunitensi prima e dopo la loro dismissione?
Insomma, lo scienziato Veronesi è a conoscenza del fatto che l'energia nucleare (ma anche il solare, l'eolico , le biomasse, la geotermia) non può garantire nessun futuro alla specie umana se questa si ostina a non mettere in discussione il modello di sviluppo e di consumo capitalistico?

Postato da: federico46 a 19:35 | link | commenti (2)
ambiente e società


Commenti:
#1  21 Settembre 2007 - 19:35
 
Credo che lo scenziato Veronesi, in tema di energia, farebbe bene a lasciar parlare gli altri.
Ciao.
Alfredo Sadori
utente anonimo
#2  22 Settembre 2007 - 19:59
 
La stima di 59 anni, peraltro riportata anche da Ugo Bardi di Aspo Italia, è poi tanto verosimile ? Premesso come sia evidente, seguendo il prezzo dell'uranio, che questo stia crescendo in maniera pressochè esponenziale (e quindi a breve renderà il ricorso al nucleare economicamente non conveniente) ritengo sia un errore per lo meno non investire pesantemente sulla ricerca scientifica in materia. Tecnologie come i reattori a neutroni veloci (fast breeder) in grado ri utilizzare come carburante fino all'80% di ciò che oggi è considerato scarto radioattivo, potrebbero allungare considerevolmente la vita massima dello sfruttamento di questa fonte di energia. Pur tuttavia non si può negare come i costi di costruzione e soprattutto di decommissioning di tali centrali siano enormo, e per l'italia, malgrado se ne parli, è comunque tardi. INvestire sul risparmio energetico, le fonti rinnovabili e applicare principi di decrescita mi sembrano le uniche strategie che possono avere un senso.
utente anonimo

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