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domenica 6 novembre 2016

Decarbonizziamoci




Con la ratifica degli accordi sul clima di Parigi, avvenuta ai primi di novembre 2016 l’Italia ha reso noto al resto del mondo le sue intenzioni di riduzione di gas climalteranti  (INDC- Intended Nationally Determined Cotributions).


In rete è disponibile una banca dati sull’emissioni di anidride carbonica che ci permette di capire quanta anidride carbonica abbiamo annualmente immesso in atmosfera dal 1969 al 2011, in base ai nostri stili di vita.

Nel 2011 ogni italiano, con i suoi consumi, ha immesso in atmosfera 6,7 tonnellate di anidride carbonica equivalente.

E’ un valore in calo, responsabile la crisi economica, rispetto al valore massimo di 8,22 tonnellate pro capite del 2004

Nel 1990 eravamo a 7,36 tonnellate di CO2 .

In base all’accordo ratificato dobbiamo ridurre del 40% le emissioni del 1990.
Questo significa che, entro il 2030, la nostra emissione individuale di gas clima alteranti che oggi, come abbiamo visto è di 6,7 tonnellate, deve essere di  4,42 tonnellate pro capite.

Scorrendo il grafico dell’andamento delle nostre emissioni si scopre che questa è la stessa emissione  di gas clima alteranti che avevamo nel 1967.

Per chi in quegli anni non c’era ancora, ricordiamo che nel 1967 il prof. Barnard fece il primo trapianto di cuore, l’Unione Sovietica mandava la prima sonda su Venere, a  Genova partiva il piano di metanizzazione dell’ìntera città, pochi anni prima si inaugurava l’Autostrada del Sole e nel nostro paese circolavano 4,6 milioni di automobili.
Erano gli anni in cui il latte si vendeva ancora in bottiglie di vetro che, vuote e ben lavate si riportavano alla latteria sotto casa e i ragazzini a scuola ci andavano a piedi o prendendo l’autobus.

Oggi le auto immatricolate in Italia sono 37, 3 milioni, impera il "vuoto a perdere" e l’usa e getta e può apparire difficile che gli italiani rinuncino ad andare a comprare le bottiglie d’acqua nei centri commerciali senza la propria automobile.

Comunque, a parte che negli anni sessanta non si viveva tanto male, dal punto di vista energetico abbiamo introdotto diverse novità: le auto e gli elettrodomestici consumano di meno (ma durano meno), il 40% dell’elettricità che usiamo viene da fonti rinnovabili, molte abitazioni hanno aumentato il loro isolamento termico, la raccolta differenziata e il riciclo dei materiali post consumo sono in progressivo aumento, il compostaggio domestico non è più una novità, forme innovative di trasporto collettivo come il BlaBlacar, si vanno diffondendo, mangiamo meno carne e si comprano sempre più ortaggi prodotti vicino a cas…

In conclusione, se vogliamo,  proseguendo con decisione lungo la strada giusta, è possibile ridurre sensibilmente le nostre emissioni di gas serra e rispettare gli impegni presi senza  “tornare al lume di candela”, anzi…

E se avete la curiosità di quanto state contribuendo alle emissioni di gas clima-alteranti e quanto siete personalmente distanti dagli obiettivi di Parigi, vi invito ad utilizzare il calcolatore  dell’impronta di carbonio, messa a punto dal WWF.

Se vi può interessare io sono a 5,1 tonnellate di CO2, non molto superiore all’obiettivo del 2030,  di 4,42 tonnellate.

Se riesco a convincere mia moglie a non tenere aperte le finestre per ore, in pieno inverno per arieggiare le stanze, forse ce la faccio, entro l’anno prossimo, a rietrare negli obiettivi di Parigi.


venerdì 4 novembre 2016

Di Caprio: Prima del Diluvio


In una società dove è l'immagine quello che conta è certo che Leonardo Dicaprio, messaggero di Pace delle Nazioni Unite con delega al clima, potrà riuscire nell'impresa disperata di evitare all'intera umanità gli effetti disastrosi di un nuovo "Diluvio Universale" prodotto dall'aumento della temperatura del Pianeta.

Se i messaggi di allarme di ricercatori, divulgatori scientifici, politici, autorità religiose  non riescono a "bucare" e  mettere in moto una scelta collettiva di profondo cambiamento, l'ultima speranza, la salvezza dell'umanità dalla catastrofe climatica è affidata a Dicaprio, al carisma dell'attore che ha commosso le platee del mondo affondando con il Titanic, dopo aver salvato la ragazza amata.

Le analogie con il dramma dell'equipaggio a bordo dell'innaffondabile transataltico, ci sono tutte: la sopravalutazione della tecnologia, la mancata percezione del pericolo, gli egoismi personali.

Grazie alla potenza mediatica di National Geographic,  da 21 ottobre tutto il mondo sta seguendo  gratuitamente l'ultimo film prodotto dallo stesso Dicaprio, "Prima del diluvio" , gia disponibile in versione italiana.

E' un lungo viaggio, durato due anni, alla ricerca dei segnali degli effetti del cambiamento climatico: il cacciatore di foche Inuit che nel polo artico ha visto sparire il ghiaccio blu della sua infanzia, gli abitanti delle isole del Pacifico che con sacchi di sabbia cercano di contrastare l'innalzamento del livello del mare, il climatologo allarmato dai dati che gli strumenti gli comunicano ridicolizzato dalle lobby dei fossili, l'ambientalista indonesiano che mette a rischio la sua vita per contrastare la deforestazione del suo paese per produrre olio di palma e lo stesso Dicaprio che per girare il suo ultimo film, ambientato nel Canada dei cacciatori di pellicce, deve andare in Patagonia per trovare la neve prevista dalla sceneggiatura.

E infine ci sono gli incontri con i governanti.

Illuminante l'incontro con Obama che candidamente dichiara che il Pentagono è seriamente preoccupato dei cambiamenti climatici, in quanto le crisi migratorie che la siccità e la fame stanno provocando, a cominciare dalla Siria, mettono a rischio la sicurezza USA.

Il messaggio forte di Dicaprio è che non abbiamo più tempo, non servono più i "tappulli" come quello di sostituire le lampadine ad incandescenza con quelle a LED, occorrono drastici cambiamenti  di rotta dell'intera umanità, a cominciare dalle nazioni più opulente e energivore che devono lasciare sotto terra i fossili e puntare su consumi sobri e fonti rinnovabili

Nei titoli di coda arrivano gli ultimi messaggi su cosa dobbiamo fare per evitare il Diluvio o quantomeno limitarne i danni: consumare  tutti in modo consapevole e responsabile ma, principalmente votare per chi vuole eliminare le sovvenzioni ai combustibili fossili, bloccare le trivellazioni alla ricerca di gas e petrolio, incentivare le fonti di energia rinnovabile, introdurre la tassazione sulle emissioni di anidride carbonica.

E' un messaggio rivolto principalmente al pubblico americano, dove è ancora diffuso il negazionismo climatico, basato su una grande ignoranza ma anche su abili campagne di disinformazione e che tra qualche giorno deve scegliere il nuovo Presidente.

In chiave nazionale potrebbe anche essere visto come un chiaro invito a mandare a casa Renzi e il suo governo.

Comunque la pensiate credetemi, vale la pena vederlo.

Prendetevi un'ora e mezza del vostro tempo, vedete il film insieme con i vostri figli e nipoti e poi parlatene, decidete cosa potete fare per ridurre il vostro carico ambientale.

Sta a tutti noi decidere il futuro del Pianeta e di tutti gli esseri viventi, sta a noi decidere se vogliamo mantenere il paradiso in terra o distruggere tutto come bene ha illustrato Hieronymus Bosch nel trittico " Il Giardino delle Delizie terrestri" che Dicaprio bambino teneva  nella sua camera da letto.


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venerdì 16 settembre 2016

Termodistruttori: un nome più appropriato.


Usereste biglietti da 5 euro per alimentare una caldaia?

Se siete sani di mente dubito che lo fareste.

Senza essere degli economisti la vostra chiara percezione è che qualunque carta-moneta in corso, anche se di piccolo taglio, vale molto di più dell'energia termica che si produce bruciandola.

E certamente non vi convincerà chi vi ricorda che la carta moneta è una fonte di energia rinnovabile e la sua termovalorizzazione un modo per contrastare la dipendenza dal petrolio e i cambiamenti climatici.

Bruciare i vostri avanzi ( i rifiuti)  è esattamente la stessa scelta "folle": quella che, in nome di un po' di calore,  "termodistrugge" materiali preziosi, che hanno un valore economico commerciale  e un valore intrinseco, dato dalla complessità della loro struttura chimica: carta e cartone a base di cellulosa e altri zuccheri complessi, scarti biodegradabili a base di proteine, zuccheri, amidi, grassi e polimeri di sintesi (le plastiche) la cui specifica conformazione corrisponde a particolari caratteristiche chimico-fisiche.

La moda indotta dell'usa e getta oscura le nostre menti e non ci fa più vedere il valore che hanno gli
oggetti  che non ci servono più.

E non si tratta di valutazioni di tipo sentimentale: una tonnellata di oggetti di plastica usati, ben differenziati,  nel mercato dell'usato, vale alcune  centinaia di euro, molto di più del calore che si può produrre bruciandole.

La stessa cosa per carta e cartone che valgono una novantina di euro per tonnellata.

Se avete dei dubbi andate a vedere il valore del carbone di prima qualità: una tonnellata di antracite la portate a casa con un centinaio  di euro.

E anche con la legna, non porterete a casa granché: di qualità e perfettamente essiccata ve la portano a casa già tagliata  per un centinaio di euro per tonnellata.

E infine vi rendete conto della gigantesca truffa a vostro danno con questa storia dei termovalorizzatori di quarta o quinta generazione?

Fino a prova contraria voi siete i proprietari dei vostri scarti, li avete pagati, come imballaggi delle vostre merci, con i vostri soldi.

Poi arriva qualcuno, vi fa credere che in tutto il mondo avanzato si faccia così, fa diventare di sua proprietà i vostri scarti, vi fa pagare caro il loro smaltimento, facendovi credere che vuol ricavarne  energia e si guarda bene di darvi almeno in cambio quel po di calorie che riesce a produrre: vi fa pagare l'incenerimento, gli incentivi all'incenerimento, il calore che vi porta a casa con il teleriscaldamento, e staccandovi dalla rete del gas vi fa dipendere dal suo "termovalorizzatore", negli anni a venire, fino alla rottamazione di questo impianto.

E vi costringe a comprare nuovi oggetti, prodotti a caro prezzo a partire da materie prime sempre più rare, al posto di quelli che ha termodistrutti.

Oggetti che devono rapidamente diventare rifiuto per alimentare a pieno carico i termovalorizzatori, fino a quando non siano ammortizzati gli elevati investimenti che si sono dovuti fare per la loro costruzione.

Ragionate un po su quanto vi ho raccontato e vedete voi se non sarebbe il caso di ritornare alla denominazione antecedente al " lavaggio verde" degli inceneritori: TERMODISTRUTTORI di risorse .

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martedì 13 settembre 2016

La strategia dei nuovi termovalorizzatori


E' evidente che in Italia si è aperta una campagna promozionale a favore dei termovalorizzatori.

Da alcuni mesi, le testate più importanti, ospitano articoli che tessono le lodi di questi impianti. L'ultimo è di questi giorni, sulla Stampa, dove si celebrano gli utili dell'inceneritore di Brescia.
E la cancellazione,  in questi stessi giorni, dai programmi della terza rete di trasmissioni scomode per gli amanti della crescita, come "Scala Mercalli" e "Ambiente Italia", potrebbe far parte di questa stessa strategia.

In ballo c'è una torta molto sostanziosa: undici nuovi termovalorizzatori a cui il Decreto Sblocca Italia, spiana un veloce percorso in discesa, con la semplice aggiunta dell'aggettivo "strategico": è strategico che l'Italia produca energia bruciando rifiuti e quindi questi impianti si devono fare anche se gli enti locali direttamente interessati e le popolazioni che rappresentano fossero contrari.

Il fatto è che il  piatto è molto ricco: visti i costi di uno degli ultimi inceneritori realizzati in Italia, quello di Torino-Gerbido, pari a 250 milioni di di euro, la costruzione degli undici impianti imposti dal governo Renzi, vale qualcosa come 3 miliardi di euro, miliardi che gli Italiani delle dieci regioni interessate saranno "felici" di pagare con la TARI per i prossimi venti anni, tanti quanti ce ne vogliono per ammortizzare questi investimenti.

I nuovi inceneritori con recupero energetico saranno anche meno inquinanti di quelli di qualche anno fa, ma è anche vero che la termovalorizzazione è il sistema di trattamento rifiuti che costa di più, circa 150 euro a tonnellata.

In una società dove vige il libero mercato, questo dovrebbe essere un problema per gli investitori, ma non è così in Italia, in quanto con le nuove leggi (la TARI), tutti costi della gestione dei rifiuti sono a carico degli utenti!

Ma tutti gli Italiani  non sanno che sarà a loro carico anche la sovvenzione di questi impianti come è a loro totale carico il costo degli incentivi regalati con generosità, unica al mondo, ai gestori dei quarantotto termovalorizzatori nostrani già in funzione.

E già, non troverete questa notizia su nessun giornale nostrano, ma sappiate che l'Italia è l'unico paese al mondo che incentiva con denaro pubblico la termovalorizzazione dei rifiuti. 

E sulla stampa nazionale non leggerete mai la notizia che la Svezia ha deciso di tassare la termovalorizzazione dei rifiuti per incentivare il loro riciclo.

Fatti diventare, per legge, fonte di energia rinnovabile il 50% dei rifiuti urbani (la frazione biodegradabile), in Italia l'elettricità prodotta dalla loro combustione riceve un generoso incentivo da parte del Gestore della Rete che, ogni anno, regala alle Multiutility proprietarie di questi impianti 390 milioni di euro (dati del 2012).

Questi 390 milioni di euro sono letteralmente pagati da tutte le famiglie e da tutte le aziende italiane, tramite  la tassa introdotta nelle bollette della luce a sostegno delle fonti di energia rinnovabile.

Questo incentivo ammonta a 126 euro per ogni tonnellata di rifiuti "termovalorizzati".

Pertanto, il costo vero della termovalorizzazione, a totale carico dell'utente, per ogni tonnellata di rifiuto trattato è di  276 €, a fronte di 80 € che è il costo medio del compostaggio di una tonnellata di scarto organico ben differenziato, trattamento che non riceve nessun incentivo, nonostante gli indubbi vantaggi ambientali ed economici di questa pratica.

E' troppo ingenuo chiedersi per quale motivo il governo Renzi non abbia ritenuto strategica la raccolta differenziata, il riciclo e compostaggio dei 2,4 milioni di tonnellate di scarti urbani  che lo Sblocca Italia preferisce ridurre in cenere?

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mercoledì 17 agosto 2016

Evitar diossine con il riciclo.


I quarantotto inceneritori con recupero energetico, che erano in funzione in Italia nel 2013, hanno trasformato in cenere 5,4 milioni di tonnellate di rifiuti urbani indifferenziati, frazioni secche non riciclabili, combustibili da rifiuto.


Questi impianti, a causa delle inevitabili complesse reazioni che avvengono nelle combustioni, hanno anche trasformato parte dei rifiuti trattati in diossine e furani, molecole molto pericolose per i loro effetti tossici a dosi estremamente basse  e per la la loro elevata persistenza nell'ambiente.

Nonostante i sofisticati sistemi adottati dai moderni inceneritori per depurare i fumi, nel corso del 2013, 0,75 grammi di diossine e furani, calcolati come tossicità equivalente alla diossina più pericolosa ( I-TEQ) sono state immesse in atmosfera dai camini degli inceneritori e, una volta ricadute al suolo, si concentreranno, inevitabilmente, lungo la catena alimentare e, in parte arriveranno nelle nostre tavole.

L'emissione annuale di 0,75 grammi I-TEQ di " diossine" equivale alla emissione giornaliera di 2 miliardi di picogrammi di questi compost.

Il picogrammo è la miliardesima parte del milligrammo, una quantità che può sembrare insignificante, ma unità di misura così piccole devono essere usate per stimare l'estrema pericolosità delle diossine.

Infatti la dose giornaliera di diossine, assunte attraverso il cibo, che l'Organizzazione Mondiale della Salute e la Commissione Europea  giudica tollerabile è di 2 picogrammi, per chilo di peso corporeo.

Questo significa che per un adulto di 70 chili, l'assunzione giornaliera di 140 picogrammi I-TEQ di diossine è tollerata, anche se non è esente da effetti.

Pertanto, anche se tutti i 48 inceneritori italiani, per ogni tonnellata di rifiuto trattato, emettono quantità di diossine nettamente inferiori rispetto ad impianti realizzati intorno agli anni '80 e '90, gli attuali 2 miliardi di picogrammi I -TEQ, emessi giornalmente dai "termovalorizzatori" italiani, nel pieno rispetto delle autorizzazioni, corrispondono alla dose tollerabile giornaliera di 14,6 milioni di abitanti adulti.

Ovviamente non tutta la diossina prodotta finirà sulle tavole degli italiani, ma chi risiede nelle area di ricaduta dei fumi degli inceneritori e consuma alimenti prodotti a chilometro zero, in particolare uova, latte, carne corre rischi evitabili grazie ad altre scelte possibili.

Nel 2015, nonostante i gravi ritardi nel conseguimento degli obbiettivi di legge di raccolta differenziata (alla fine del 2012 avremmo dovuto differenziare il 65% dei nostri scarti e siamo intorno al 42%) abbiamo differenziato e riciclato 3,1 milione di tonnellate di carta e cartone, 5,7 milioni di tonnellate di frazione umida, 0,45 milioni di tonnellate di plastiche.

Il riciclo di tutti questi scarti ha avuto il vantaggio di non produrre diossine e furani, effetto indesiderato della combustione.

Ma quante diossine abbiamo evitato attuando il riciclo, invece della "termovalorizzazione"?

Il conto è presto fatto: la termovalorizzazione di una tonnellata di rifiuti nel più moderno impianto italiano, produce 0,02 microgrammi (milionesimi di grammo ) I-TEQ di diossine.

Se i 9,25 milioni di tonnellate di carta, umido e plastiche che abbiamo immesso in nuovi cicli produttivi fossero stati termovalorizzati, oggi, nel nostro ambiente, avremmo annualmente 0,185 grammi I-TEQ di diossine in più, un aumento del 24,6%.

Insomma, grazie all'attenzione di tanti cittadini che hanno separato con cura i loro scarti, abbiamo un ambiente molto meno inquinato.

Ambiente che potremmo ulteriormente migliorare con il raggiungimento del 65 % di raccolta differenziata, grazie al Porta a Porta e con efficaci politiche di riduzioni alla fonte ( vuoto a rendere, riduzione degli sprechi alimentari, compostaggio domestico...).

Inutile sottolineare che se riesce ad andare in porto il decreto "Sblocca Italia" del governo Renzi, che ci vuole imporre 35 nuovi inceneritori, la raccolta differenziata restera' al palo e la quantità di diossine immesse nell'ambiente, a causa della termovalorizzazione dei nostri scarti, inevitabilmente aumenterà.





mercoledì 3 agosto 2016

La pressione ambientale dell'inceneritore di Sesto Fiorentino

Area d'impatto dell'inceneritore di Sesto Fiorentino
 

Non abbiamo dubbi che il progetto del "termovalorizzatore" che dovrebbe sorgere a Sesto Fiorentino sia il meglio della attuale tecnologia e assolutamente rispettoso dei limiti alle emissioni che gli organi di controllo gli hanno imposto, ma questi requisiti, che ogni nuovo impianto deve per forza avere, sono sufficienti per la sua definitiva "benedizione"?

In altre parole, l'entrata in funzione del termovalorizzatore come modificherà la qualità dell'aria nelle zone interessate alla ricaduta al suolo dei suoi fumi?

L'attuale qualità dell'aria nella piana di Firenze è molto nebulosa: in sostanza, non esistono misure adeguate nella zona dove si prevede che, con maggiore frequenza, potranno depositarsi i fumi del nuovo impianto.

Di qui la provocatoria iniziativa delle Mamme Noinceneritore, di realizzarsi una propria rete di monitoraggio con un finanziamento "popolare".

Ma in attesa di queste o di altre misure, nei cassetti della Regione Toscana esiste un altro strumento utile per programmare gli interventi necessari per il territorio, in modo che tali interventi siano rispettosi dei limiti di legge sulla qualità dell'aria.

Parliamo dell'inventario delle emissioni, uno dei tanti strumenti tecnici previsti dalla normativa europea, recepiti dalla normativa nazionale, per garantire il progressivo miglioramento della qualità dell'aria e quindi della salute di chi quell'aria respira.

L'inventario delle emissioni nei comuni toscani esiste, è scaricabile dalla rete, ma il fatto che sia fermo al 2010 ci fa pensare che non ritenuto uno strumento utile.

Dall' Autorizzazione Integrale Ambientale riconosciuta all'inceneritore della Piana Fiorentina possiamo calcolare la specifica pressione di questo impianto, in base alle tonnellate di inquinanti che emetterà annualmente, valori desumibili dalle rassicurazione del proponente che afferma di poter rispettare quelli che definisce "valori di soglia di attenzione", in sintesi, concentrazioni nettamente più basse di quelle prescritte e garantite.

Questi valori di emissione sono stati utilizzati per stimare la pressione ambientale dell'inceneritore della Piana, riportata nella Tabella che segue.
Solo per l'ossido di Carbonio, in mancanza di stime dei corrispondenti valori di soglia di attenzione da parte del proponente, i calcoli sono stati effettuati in base alle concentrazioni prescritte.

La Figura in apertura di questo post mostra, su base annua, le aree di ricadute delle polveri sottili (PM10) emesse dall'inceneritore, stimate in base ad un adeguato modello diffusionale e alle condizioni meteorologiche di questo territorio.
Anche questo documento è stato tratto dalle relazioni tecniche che hanno accompagnato la richiesta di Autorizzazione Integrale Ambientale e, alla mappa originarie sono stati sovrapposti i confini comunali.

A parte alcune gravi lacune che sono emerse per calcolare queste ricadute, ma che non modificano sostanzialmente l'area di impatto riportata in figura, quello che emerge è che un'ampia superfice della Piana sarà coinvolta dalla ricaduta al suolo degli inquinanti emessi dall'inceneritore.

Le concentrazioni più elevate colpiranno le zone in rosso e in blu, nel comune di Sesto Fiorentino, ma le polveri ricadranno anche sulle aree verdi piuù esterne.

Come si può vedere, la pressione maggiore esercitata dal termovalorizzatore sarà sul comune di Sesto Fiorentino, ma l'inceneritore eserciterà la sua pressione su superfici non trascurabili dei comuni di Campi Bisenzio, Signa, Firenze, Scandicci, Lastra a Signa.

Le aree interessate dalle ricadute delle polveri sono, in linea di massima, le stesse dove si depositeranno gli altri inquinanti emessi dai due camini del termovalorizzatore.

La Tabella che segue mette a confronto la pressione ambientale stimata dalla Regione Toscana per il territorio di Sesto Fiorentino, in base a tutte le fonti emissive attive sul territorio nel 2010 (attività industriali, attività agricole, mobilità urbana ed extraurbana, riscaldamento...) con quella del futuro inceneritore, da noi calcolata in base alle concentrazioni nei fumi definite dal proponente quali "soglie di attenzione", ossia valori inferiori a quelli garantiti, previsti dalla attuale normativa dell'incenerimento di rifiuti urbani.


La Tabella ha preso in considerazione i principali inquinanti emessi annualmente dal termovalorizzatore ed in particolare gli ossidi di azoto (NOx), le polveri sottili (PM10), l'anidride solforosa (SO2) e l'ossido di carbonio (CO) e ha confrontato, su base annuale, i corrispondenti valori con la pressione complessiva esercitata, per ciascun di questi inquinanti, da tutte le fonti emissive presenti nel 2010, sul territorio comunale di Sesto Fiorentino.

Fatta la doverosa precisazione che, formalmente, le emissioni di polveri dell'inceneritore si riferiscono alle polveri totali, ossia a tutto il materiale particellato in uscita dal camino, a prescindere dalle sue dimensioni, si può ragionevolmente ipotizzare, che dopo i previsti trattamenti dei fumi, le polveri in uscita dall'inceneritore siano prevalentemente di piccolo diametro, quindi confrontabili con le PM10 stimate dall'inventario delle emissioni.

L'ultima colonna a destra della Tabella riporta la variazione percentuale di ciascun impatto quando l'inceneritore entrerà in funzione.

Come si può vedere, i rifiuti trattati nel cosidetto "termovalorizzatore" non spariscono, ma ogni anno circa 157 tonnellate di rifiuti tossici in forma gassosa o aeriforme, prodotti dall'incenerimento, nel pieno rispetto delle prescrizioni, saranno immessi in atmosfera, con un significativo aumento della pressione ambientale a carico del comune di Sesto Fiorentino.

La pressione maggiore esercitata dall'inceneritore sarà dovuta agli ossidi di azoto (+ 11,9%) e, in particolare all'anidride solforosa  che quadruplicherà (+ 418%) l'attuale pressione di questo inquinante.

Questo significativo aumento ha altre conseguenze degne di attenzione: è ben noto che l'immissione nell'ambiente di ossidi di azoto e di anidride solforosa provoca la sicura formazione di polveri sottili secondarie, destinate ad aumentare significativamente  (+ 30 - 40% ) l'impatto complessivo  dell'inceneritore per questa classe d'inquinanti.

Ci sembra lecito chiedersi come, di fronte a questi numeri, sia stato possibile autorizzare questo impianto, il cui esercizio sicuramente peggiorerà l'attuale qualità dell'aria, in palese contrasto con gli obiettivi delle normative europee e nazionali che prevedono, invece, un costante miglioramento di questa vitale risorsa.

Il progressivo miglioramento della qualità dell'aria è una costante di molti paesi paesi europei, ottenuto proprio grazie alle Direttive Europeee in materia.

Anche Sesto Fiorentino ne ha goduto, in quanto dai precedenti inventari (1995, 2005) si evidenzia una importante riduzione dei principali inquinanti prodotti dal traffico (ossido di carbonio) e dalle attività industriali (anidride solforosa).
A titolo di esempio nel 1995, a Sesto Fiorentino, l'impatto annuale di CO era di 5.170 tonnellate e quello di SO2 di 96,5 tonnellate.

Con l'entrata in funzione dell'inceneritore questa positiva tendenza al miglioramente cesserà e, per tutti gli inquinanti esaminati,  la qualità dell'aria di Sesto e degli altri comuni coinvolti sicuramente peggiorerà.

Infine ci sembra doveroso chiederci se la Valutazione di Impatto Ambientale sia stata effettuata in modo corretto valutando, come previsto, le possibile alternative.

In questo caso, scelte diverse (riduzione alla fonte, raccolta differenziata porta a porta, riciclo e recupero, compostaggio della frazione organica, trattamento a freddo della frazione indifferenziata residuale e ulteriore recupero della materia) potrebbero sicuramente risolvere il problema degli scarti urbani della Toscana con impatti ambientali decisamente più contenuti della loro  termovalorizzazione nella Piana di Firenze.

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lunedì 1 agosto 2016

Tremiti a rifiuti zero

Le isole Tremiti
Sono appena rientrato da una piacevole vacanza alla scoperta delle Tremiti, ospite del villaggio del Touring Club, uno dei  principali centri turistici delle isole che, in confortevoli capanni distribuiti in un bosco di pini di Aleppo, ospita circa 500 persone, dalla fine di maggio alla fine di settembre.

Cala degli inglesi

Durante il periodo estivo, i soli frequentatori del villaggio Touring Club raddoppiano la popolazione stanziale (455 abitanti) delle due isole abitate: San Domino e San Nicola.

E questo crea non pochi problemi, quali l'approvviggionamento d'acqua che avviene tramite l'arrivo giornaliero di una nave cisterna e la gestione dei rifiuti che, caricati su apposite navi, sono trasportati fino al vicino porto di Termoli e di qui avviati allo smaltimento.

Come i miei lettori possono immaginare la mia vocazione di rifiutologo, anche in vacanza  non poteva rinunciare all'idea di indagare su come fosse possibile trovare soluzioni più razionali a questo problema, in particolare agli inevitabili scarti della mensa del villaggio.

I capanni del Villaggio Touring
E così, alla fine di una cena, ho incontrato il Direttore del villaggio e con lui ho fatto due chiacchiere per verificare se il Touring Club, tra le tante sue iniziative a favore del turismo, potesse farsi promotore di un progetto per trasformare i suoi tre villaggi turistici (Tremiti, Maddalena e Marina di Camerota) in altrettanti centri di eccellenza a basso impatto rifiuti.

L'idea potrebbe essere questa: il villaggio, nel corso dei circa 4 mesi di apertura, per la preparazione dei pasti e gli avanzi di cibo  produce circa 30 tonnellate di scarti organici.

Questi scarti, invece di trovare sul continente un costoso e nebuloso smaltimento, potrebbero essere trattati sull'isola, in un impianto di compostaggio di comunità, gestiti insieme da Touring Club e Comune, di capacità idonea alla produzione estiva di organico del villaggio e dei vicini ristoranti ed alberghi.

L'impianto potrebbe anche ricevere gli scarti verdi di giardini, orti e del bosco di pini e il compost prodotto non dovrebbe avere problemi ad essere utilizzato nei tanto orti e vigneti presenti sull'isola.

Nei mesi invernali, lo stesso impianto, a carico ridotto, potrebbe coprire le esigenze di trattamento degli scarti della popolazione residente.

Ovviamente bisogna fare uno studio più preciso per individure il  modello di gestione ed il corretto dimensionamento dell'impianto che potrebbe anche essere modulare, per dare una corretta e completa risposta alle diverse produzioni stagional, ma evidente che il modello, una volta messo a punto, potrebbe essere un qualificato riferimento per tutte le altre isole minori del nostro Paese.

Si può fare.